ENRICO CARABELLI

IL DIRETTORE DEL DOPPIAGGIO

ENRICO CARABELLI

IL DIRETTORE DEL DOPPIAGGIO DE I CAVALIERI DELLO ZODIACO

Enrico Carabelli, attore di teatro, doppiatore e direttore del doppiaggio, nato a Barni, in provincia di Como, il 6 giugno 1943 e deceduto a Milano il 19 settembre 1997 (all'epoca io avevo solo 12 anni).
Tutti noi, diciamo, della "vecchia guardia", lo ricordiamo per molte cose:
1. È stato direttore del doppiaggio di molti dei cartoni animati che ci hanno accompagnato e che abbiamo amato durante la nostra infanzia, in particolare delle serie storiche dei I Cavalieri dello Zodiaco;
2. Come doppiatore, avendo dato voce a molti personaggi animati e, nella serie dei Cavalieri, come Dohko della Bilancia o (Roshi), il maestro di Sirio il dragone, Mur dell'Ariete alla prima casa (2° voce), Scorpio all'ottava casa (2° voce), Fish/Aphrodite dei Pesci alla dodicesima casa, Orione/Sirius del Cane maggiore, Mime di Asgard, Syria/Sorrento delle Sirene (1° voce) e Orfeo della Lira nel primo lungometraggio "La Dea della Discordia";
3. In più, cosa molto importante, è proprio grazie alle sue scelte in fase di doppiaggio de I Cavalieri dello zodiaco che tutti noi abbiamo amato la serie TV.
Per carità, la serie televisiva era assolutamente fantastica e, nonostante le numerose pecche sia nei dialoghi che nella trama, aveva molti punti a suo favore: i favolosi disegni di Shingo Araki e Michi Himeno, la colonna sonora, le scene in cui i cinque protagonisti si apprestavano a scagliare i loro colpi; senza contare poi le armature (fantastiche direi) e di quando le indossavano, il senso di giustizia, lealtà, fratellanza che traspare da ogni singola battaglia…e si potrebbe andare avanti davvero all'infinito.
Tutto incredibile, davvero, ma per come la vedo io, lui fu un autentico genio. Capì fin da subito che i dialoghi originali erano molto ripetitivi e spesso banali: decise quindi, assumendosi una grossissima responsabilità, che, per fare un qualcosa in più e per rendere il tutto davvero epico, si sarebbe dovuto utilizzare un linguaggio aulico e cavalleresco; diciamo che fu una scelta molto ardita, poiché sarebbe potuta andare male e pesare molto negativamente sul successo della serie in Italia; a quanto pare però la scommessa alla fine ha ripagato le aspettative (a noi infatti piacque tantissimo, anche se, essendo ancora bambini, non potevamo capire ogni cosa detta nei dialoghi).
Altra cosa da sottolineare è che, ancora oggi, molti credono che i nomi dati ai personaggi della serie, soprattutto quelli dei protagonisti principali, ovvero Pegasus (Seiya), Andromeda (Shun), Phoenix (Ikki), ecc.… sono stati frutto di un errore suo e del suo staff, ovvero Stefano Cerioni e Tiziana Tosolini: la "colpa" fu invece della Giochi Preziosi, per una pura questione di marketing ed ovviamente per facilitare la vendita dei modellini (ad oggi vintage) della serie.
Inoltre, altra cosa che non molti sanno, sia Carabelli che tutto lo staff sapevano realmente ben poco della serie TV. Grazie anche alle interviste live che abbiamo fatto con i doppiatori e con lo stesso Stefano Cerioni, abbiamo avuto conferma che, ai tempi, arrivavano pochissimi episodi alla volta e che il tutto doveva poi essere doppiato in tempi brevi. Quindi, né lui stesso né nessun altro sapeva con assoluta certezza cosa sarebbe accaduto negli episodi successivi: il tutto si poteva solo supporre. Sta di fatto che, chiamatelo intuito, chiamatelo genio, lui capì tutto questo e, come già detto prima, assumendosi una enorme responsabilità, decise di utilizzare un linguaggio molto diverso da quello convenzionale: ad esempio, non un semplice "Cavaliere, ora ti sconfiggerò", ma arricchendo i dialoghi con un linguaggio aulico e cavalleresco, nel quale si è fatto anche largo uso di citazioni letterarie (ad esempio dalla Divina Commedia di Dante) e che si è dimostrato adatto a questo tipo di anime. Va detto che, a onor del vero, i personaggi della serie vengono definiti Saints (santi) e non Cavalieri, ma sono pur sempre dei guerrieri con un grande spirito morale e valori sacri, pur essendo comunque dei ragazzini, sia nel manga che nell'anime.
Personalmente, sono convinto che la scelta di stile dei dialoghi, anche oggi, non ha mai creato grossi problemi ai fan, sia storici che no, ma sicuramente è la scelta dei nomi dei personaggi il vero scotto da pagare e che durerà fino alla serie di Hades, nella quale, a distanza di molti anni, fu affidato a Ivo De Palma, già voce di Pegasus, anche il ruolo di direttore del doppiaggio, in sostituzione di Carabelli. Lo stesso De Palma, sul suo profilo, ha recentemente parlato di Carabelli e di quando gli si faceva presente che, forse, ai bambini e ai ragazzi dell'epoca, potesse non piacere un doppiaggio del genere o che comunque avrebbero avuto difficoltà a comprendere alcune battute nei dialoghi (mi viene in mente la scena in cui Pegasus cita Dante dicendo "Vuol sì così colà, dove si puote, ciò che si vuole) e lui rispondeva: "che chiedano ai loro genitori e se questi non lo sanno, che studino e che si informino".
In fondo non aveva tutti i torti.
Nelle varie interviste fatte con chi ha avuto modo di lavorarci, la maggior parte dicono la stessa cosa: era molto esigente e molte volte uscivamo dalla sala di doppiaggio molto provati. Luigi Rosa, voce di Crystal il cigno, lo ha definito un precursore e un genio.
Purtroppo, ho un grande dispiacere nel cuore, ossia quello di non averlo potuto intervistare o anche solo conoscere.
Per fortuna ho avuto l'onore di conoscere Stefano Cerioni che, come lo stesso Carabelli, era ed è ancora oggi il cuore pulsante della serie televisiva in Italia.
Infine, io posso solo dirti "Grazie di Cuore Enrico".
Si, per me tu sei LEGGENDA!

Dossier di Francesco Catarcio
(Frank Cat su Facebook).

Stefano Cerioni

(Il curatore dei dialoghi)

"Gli episodi dei cavalieri giungevano con poca frequenza.
Quasi sempre eravamo costretti a lavorare su un copione senza sapere cosa sarebbe successo l'episodio successivo. In più, gli script erano lacunosi.
Presentavano 5/6 battute scritte in inglese ogni 15/16 recitate in giapponese e la traduttrice, come si era soliti fare d'abitudine a quell'epoca, 'rimpolpava' dove poteva allungando come poteva parti di dialogo.
Con molto disagio, soprattutto all'inizio. Le scene poi erano crude e anche il linguaggio lo era.
Io e Carabelli ci trovavamo spesso a mangiare insieme, in un bar vicino lo studio.
Parlavamo molto e molto ancora dei cavalieri, date le difficoltà, e lui mi confidò tutti i suoi dubbi e le esitazioni.
Carabelli era fervente cattolico e rabbrividiva all'idea che un santo potesse dichiarare guerra al Papa cercando di spodestarlo perché cattivo.
Cosa peraltro ben evidenziata dalla traduttrice.
Volle trovare una soluzione diversa, togliere ogni riferimento alla religione cattolica.
Decise così di cambiare tono e accettare la mia proposta, se avessi dato promessa di mantenerla fino alla fine: usare un linguaggio d'altri tempi stemperando le asprezze con l'aiuto di stile e lessico.
Così mi trovai a impiegare le mie conoscenze e le mie abilità 'letterarie' per dare respiro a toni e personaggi.
E Carabelli tirò fuori dal suo bagaglio esperienze e abilità teatrali poco usate allora, soprattutto in televisione. Creando quello stile inconfondibile e prezioso che ancora oggi apprezziamo per la pecularietà e l'audacia innovativa.
Lui era un attore straordinario, tutte le sue tecniche erano tese a esaltare i sentimenti dei personaggi ed era capace a farli interpretare come lui intendeva, facendo emergere talenti che i doppiatori avevano ma poco usavano, creando piani espressivi particolari, facendo una seconda regia, usando soffiati, portati eccetera.
Per Mime di Asgard chiese addirittura a me, di aiutarlo, convinto che avessi assimilato le sue scelte. Io sperai allora che fosse così e lo spero ancora.
Fu un'esperienza unica. Sono stato fortunato, oltre ogni immaginazione, ad avere i cavalieri su cui lavorare e quella situazione in quel particolare momento.
Devo quindi essere grato a Masami Kurumada, a Shingo Araki e Michi Himeno e al compositore Seiji Yokoyama del lavoro immenso che fecero. E ai doppiatori che seguirono una traccia inventata da Carabelli ma su cui io avevo buon agio a muovermi".

Ivo De Palma

(Voce italiana di Seiya di Pegasus)

"Un uomo cui devo molto, e che non ringrazierò mai abbastanza.
Probabilmente non l'ho ringraziato abbastanza nemmeno allora, quando era in vita.
Ma è stato un professionista molto importante, per me.
Innanzitutto, mi ha subito accordato molta fiducia, distribuendomi fin dall'inizio del nostro sodalizio su ruoli di sicuro interesse e particolarmente adatti alla mia vocalità. Questo mi permise di consolidare alcune qualità che avevo già cominciato ad affinare e di acquisire a microfono una maggior disinvoltura.
Con i Cavalieri dello Zodiaco il rapporto professionale acquistò, da parte mia, una marcia in più, in quanto mi ritrovavo a essere il protagonista di una saga cui lui teneva moltissimo, quindi le sue aspettative nei miei confronti erano improvvisamente cresciute a dismisura, così come per fortuna stava crescendo la mia sicurezza a microfono.
I sentieri che Carabelli ti invitava a percorrere con la sua guida erano essenzialmente tre. Il primo è noto a tutti e riguarda l'innalzamento del registro linguistico del prodotto.
Scelta coraggiosa, perché in genere per compiacere il pubblico si tende a fare l'operazione opposta, cioè a semplificare, a involgarire. Invece no, Carabelli aveva in questo le idee molto chiare.
"Se il bimbo non sa, chieda! Se i genitori non sanno rispondere, studino!".
Una deliberata operazione oserei dire "anti-marketing", che però fu assolutamente vincente, poiché creò una peculiarità inimitabile e infatti mai più ripresa da nessuno, se non dal sottoscritto nel sequel, da Ade in avanti.
Il secondo gioco cui Carabelli ti invitava era un uso della voce fortemente psicologico, in cui certe parole si stagliavano nel silenzio come sculture, come suono dai dettagli, minuziosi, radiofonici, che poteva stare in piedi anche senza le immagini a sostenerlo.
Caso fortunato volle che qualche mese prima io avessi interpretato alla Radio Svizzera Italiana il giovane protagonista di un bel radiodramma tratto da Kipling, con molti effetti pensiero e svariate scene drammatiche, quindi arrivai su Pegasus fresco di quella precedente esperienza, che potei pertanto mettere a frutto, con gran soddisfazione di Carabelli.
Il terzo gioco cui il direttore ci invitava era quello di abbinare alla profondità psicologica da lui infusa nelle voci e dalle voci profusa nei personaggi, una platealità teatrale che rendesse plastiche non solo le pose fisiche, già iconiche di per loro, ma anche pensieri e argomentazioni.
Carabelli era uomo di teatro, ma in quegli anni ne faceva meno, e nei Cavalieri dello Zodiaco poteva ritrovare il gusto di divertirsi a fare una vera e propria regia vocale, a mettere insieme una vera e propria "sinfonia" (cioè, etimologicamente, un insieme di "voci" che concorrono a restituire una data melodia).
Nei meandri delle case da attraversare, lui vedeva, e quindi voleva anche sentire, la metratura e la solennità del palcoscenico.
Nei rovelli psicologici dei personaggi, o in qualche loro momento più ironico, voleva sentir risuonare qualche eco shakespeariana.
"Il mio teatro sono i Cavalieri" soleva dire in quei due anni di intermittente lavorazione della serie classica e nessuno di noi fece molta fatica a capirlo, così come tutti facemmo sempre del nostro meglio per seguirlo e assecondarlo in questa sua peculiare idea, che era molto motivante anche per le nostre professionalità.
Fu proprio in quegli anni che feci il mio bel salto di qualità.
E, proprio e ancora grazie a Carabelli, quslche tempo dopo, un bel salto di carriera, aggiungendo alle mie prestazioni vocali anche quelle di direttore del doppiaggio. Grazie davvero, Enrico!"

Andrea De Nisco

(Voce italiana di Shun di Andromeda)

"Sono passati molti anni dal mio ultimo turno di doppiaggio con la direzione di Enrico Carabelli, un talento che troppo prematuramente ci ha lasciato. Nella mia carriera di doppiatore, ho avuto la fortuna di incontrare molti "maestri" a cui devo molto della mia professione e che non smetterò mai di ringraziare, ed Enrico Carabelli è stato senza dubbio uno dei più influenti. Innanzitutto, gli devo riconoscenza per avermi scelto, quasi a sorpresa e senza conoscermi appieno, per il doppiaggio del personaggio di Andromeda dei mitici Cavalieri dello Zodiaco. Lavorare con lui era estremamente impegnativo, poiché non si accontentava mai, anche quando i risultati finali venivano già apprezzati da molti. Tuttavia, questa sua insaziabile ricerca della perfezione e la costante spinta a dare sempre il massimo, mi hanno permesso di sviluppare capacità recitative che non avrei mai immaginato. Durante quegli anni, la tecnologia di registrazione non era agevole come oggi, e spesso i monologhi scritti dall'impareggiabile Stefano Cerioni, intere pagine di copione, venivano registrate per intero molte volte e con grande fatica, perché si cercava di cogliere in ogni parola tutte le sfumature e intenzioni possibili, e in ogni delle registrazioni successive c'era sempre qualcosa da poter migliorare: talvolta era fisicamente stancante ma anche emotivamente intenso. Quando penso ai suoi preziosi consigli, alle sue correzioni e alle sue richieste, provo ancora una profonda gratitudine per avermi fatto capire fin dove potevo arrivare, ed è sicuramente anche grazie a lui che, dopo tanti anni dalla prima messa in onda, tutti noi che abbiamo partecipato alla serie siamo ancora così ricordati. Sento di essere stato fortunato di aver avuto l'opportunità di lavorare con lui".

Dania Cericola

(Voce italiana di Saori/Lady Isabel-Athena)

"Enrico era un'anima schiva, molto riservata… bravissimo attore, doppiatore e direttore del doppiaggio.
Molto severo e giustamente esigente nelle ore di lavoro, ma allegro e di compagnia nei momenti di svago.
Io devo molto ad Enrico, con cui ho condiviso molte esperienze lavorative…
Con me era molto gentile, ci stimavamo,
e quindi lavorare con lui era un vero piacere.
Tanti bellissimi ricordi legati a quegli anni.. purtroppo ormai lontani…"

Jasmine Laurenti

(Voce italiana di Shaina/Tisifone)

"La serie dei Cavalieri dello Zodiaco era curata da Carabelli in modo pazzesco. Ricordo bene l'amore, la cura e la dedizione che ci metteva! Lo adoravo e al tempo stesso provavo soggezione per lui, perché il massimo dei complimenti che ti faceva era 'Vai avanti', come a dire: 'È andata bene, vai all'anello successivo …' Non si sbilanciava, non ti diceva 'Wow', 'Brava' o 'Va bene'. Il suo 'Vai avanti' era tutto, per me. Capivo, e gioivo nel sentirmi approvata da lui.
Proprio perché Enrico era esigente, avevo la certezza che il prodotto finale sarebbe stato al massimo della qualità. Lavorava coscienziosamente: il doppiaggio era la sua missione.
E poi, assieme a Stefano Cerioni si concentrava sulla qualità dei dialoghi, sull'adattamento, così che il copione originario acquisisse un'impronta culturalmente elevata.
Credo sia per questo che la serie, oltre a essere tanto amata, a distanza di tanti anni è ancora un cult. Perché è stato lui a farne un cult".

Adriana Libretti

(Voce italiana di Marin/Castalia)

"Da noi pretendeva il massimo.
A volte esagerava.
Quando perdeva la pazienza diventava burbero, offensivo.
Ho visto qualche doppiatore sciogliersi in lacrime per come Carabelli lo apostrofava, però di una cosa sono certa: gran parte di quello che ho imparato lo devo a lui".